Archivi categoria: Classici

Pericle nell’era dello spread – di E. Mazzotti

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Pericle nell’era dello spread è una divertente rassegna degli errori più spettacolari e fantasiosi commessi dagli studenti del liceo classico nella traduzione dal greco. Attraverso il racconto di episodi curiosi ci si propone di fornire ai più giovani utili indicazioni per la corretta e piena comprensione di un testo in greco e ai meno giovani l’opportunità di una piacevole immersione nel mondo degli ipertecnologici adolescenti del terzo millennio. Al tempo stesso si vuole invitare a riflettere sul valore degli studi classici nella nostra società. Una lettura per capire che oggi più che mai, nell’era dell’elettronica e della finanza impazzita, è di vitale importanza educare le giovani generazioni all’uso paziente della ragione, per preservare quel patrimonio di competenze cui l’umanità non può rinunciare se non con la tragica conseguenza di un suo irreversibile imbarbarimento.

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La visione del Bene e del Male nella Commedia di Dante

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di Martina Michelangeli

Ancora oggi la Divina Commedia affascina migliaia di lettori del mondo. Forse però molti di questi lettori non sanno che in realtà il nome di origine del capolavoro dantesco fu solo Commedia1 : commedia deriva da comos, (contado)2, e da oda, (che significa canto), quindi più o meno il significato generale è canto rustico. La commedia si differenzia dalla tragedia, come genere di narrazione poetica, per il motivo di iniziare da qualche asperità di vicenda, ma con un finale positivo; per quanto riguarda l’ambito linguistico l’autore si serve un linguaggio umile e non elevato. Perciò già dal titolo dell’Opera dantesca il lettore può immaginare l’avvio difficoltoso in cui incomberà il protagonista, che dopo un cammino malagevole arriverà ad un lieto fine: Dante intraprenderà il suo viaggio nella “selva oscura”, simbolo del Male e della perdizione, e concluderà il suo cammino con la visione di Dio, il Sommo Bene.

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Graziani M. – Le diversità nell’unità

unità

Riflettendo sul pensiero di Eduardo Lourenço riguardante il mondo lusofono e la sua pluralità culturale, la seguente collettanea di saggi si propone come una sorta di piccolo e modesto esempio di studi lusofoni, che in quanto tali, non si rivolgono solo alla realtà linguistico-letteraria del Portogallo, ma anche e soprattutto a quella d’Oltremare. Tale frammentarietà culturale, che ha suscitato dubbi e riflessioni sulla stessa esistenza o meno di una letteratura Lusofona, va a suggellare l’idea di “diversità nell’unità” coniata dallo stesso Lourenço, perfettamente conforme alla realtà portoghese, da lui definita non a caso, “galassia lusofona”. Da ciò risulta chiaro, quindi, come il lusitanista non possa e non debba occuparsi solo della letteratura della Madrepatria, ma di tutto il bagaglio culturale che le varie comunità d’oltremare ancora oggi custodiscono e tramandano, in quanto frutto di quella miscigenação etnica, linguistico- letteraria e culturale, paradigmatica dell’epoca dei viaggi di scoperta portoghesi.

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Desideri M. – La diritta via

diritta_via

La comunicazione è il processo attraverso il quale un individuo (o un gruppo
o un sistema) scambia dei messaggi con un altro individuo (o un gruppo o un
sistema); un individuo che può appartenere al genere umano, animale o vegetale.
Bisogna subito tenere ben presente, infatti, che la comunicazione non è una
prerogativa esclusivamente umana.
Comunicano gli animali e le piante in vari modi, anche se attraverso linguaggi
dalle finalità immediate ed elementari: comunicano le api disegnando figure di
danza con le quali indicano alle altre le vie da seguire verso i fiori “giusti”; comunicano
gli uccelli attraverso vocalizzazioni dalle modulazioni differenziate; comunicano
le scimmie per mezzo di gesti e articolazioni vocali diversificate adatte a
differenti azioni e situazioni; comunicano i fiori coi loro colori e profumi; comunica
l’uomo col suo cane, che è in grado di riconoscere il suono del proprio nome
e altri comandi che, ripetuti, lo inducono a compiere azioni per le quali, magari,
riceve poi una ricompensa.
Esistono, poi, anche tra gli uomini, che pure dispongono della ricchezza del
linguaggio articolato, forme di comunicazione non linguistiche, gestuali o convenzionali,
dunque “artificiali”, con cui una comunità (per esempio quella internazionale
delle autorità preposte al traffico automobilistico) comunica con l’individuo
attraverso segni a tutti noti: in tutto il mondo, ormai, il cartello a sfondo
rosso con su scritto STOP intima all’automobilista di fermarsi a un incrocio, a
prescindere dalla lingua in cui quest’ultimo si esprime.
Queste e altre forme di comunicazione come quelle degli animali, possono
definirsi , anche se di un tipo particolare: sono linguaggi non verbali.
Oggi, diversamente dal passato, la moderna linguistica vede dei rapporti tra
il linguaggio non verbale dell’uomo e il linguaggio di alcuni animali: delle caratteristiche
comuni esistono (per esempio, certi atteggiamenti del corpo o della faccia
per indicare aggressività o sottomissione l’uomo condivide con alcuni animali),
ma accanto al linguaggio non verbale l’uomo possiede le straordinarie potenzialità
del linguaggio verbale, che rende la comunicazione umana così articolata, ricca,
complessa e specializzata.

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Michelangeli M. – La corrispondenza poetica fra Dante Alighieri e Giovanni del Virgilio

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Dopo la prima condanna all’esilio nel 1304, Dante ricevette nel
1315 l’offerta di ritornare a Firenze ma a condizioni ritenute dal Poeta
troppo umilianti che lo spinsero a rifiutare la proposta.
Nel 1319 Dante si trovava in esilio a Ravenna, e prima di
quell’anno, tra il 1305 e il 1310, aveva compiuto e divulgato le prime
due cantiche della Commedia.
Ravenna sembrava il luogo ideale per accogliere in serenità gli
ultimi anni della vita travagliata dell’Alighieri. Guido da Polenta gli offrì
la possibilità di una vita laboriosa e raccolta, senza umiliazioni, e anche
qualche incarico politico per rendere la vita del Poeta a corte attiva.

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Buratti L. – Leopardi e l’ebraico

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Il primo pensiero che può balenare all’idea di uno studio su Leopardi e l’ebraico è di un certo scetticismo: cosa aveva a che fare il poeta recanatese con la cultura ebraica e, soprattutto, quale poteva essere il nesso con uno studio orientalistico? La domanda non è poi così oziosa, viste le numerose richieste di delucidazioni sulla pertinenza dei due soggetti.

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Desideri M. – Le sentenze di Publilio Siro

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Questo lavoro intende colmare tale lacuna, aggiungendo alle sentenze aforistiche (più di settecento) tramandate come autenticamente publiliane anche quelle (più di trecento) meno sicuramente attribuibili a questo autore.
Vale la pena, al di là delle episodiche citazioni, anche televisive, di alcuni pensieri di Publilio Siro, poter avere a portata di mano (e di click) tutto un patrimonio di saggezza e di etica, su amore, amicizia, donne, giustizia, moralità, onore, prudenza, virtù, e su altri temi universali, che è ancora ben lontano, nonostante qualche comprensibile divergenza con la sensibilità di oggi, dall’esaurire la sua indiscutibile attualità e la sua intatta freschezza.

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Beccari E. M. – Rocci’s greatest hits

Rocci's greatest hits - Enrico Maria Beccari

Le definizioni più strane e divertenti del celebre dizionario , elaborate e riviste da Enrico Maria Beccari.

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Giomini R., Cosi P. – Bonus malus

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Il latino degli italiani. Una preziosa raccolta di oltre mille espressioni latine in uso nella lingua italiana. Uno splendido lavoro di R.Giomini e P.Cosi.

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Sestili A. – Grazio Falisco, Il Cinegetico. Trattato sulla caccia

Grazio Falisco - Il Cinegetico. Trattato sulla caccia - Antonio Sestili

Chi oggi si diletta ancora di caccia – auspicabilmente di una caccia ecologica, cioè amante e rispettosa dell’ambiente naturale e delle sue leggi – troverebbe sicuramente utile, suggestivo e stimolante confrontare le proprie esperienze venatorie personali con i consigli, gli avvertimenti, le proibizioni e le tecniche dei cacciatori antichi, e potrebbe essere incuriosito dall’eventualità di trovare – con grande sorpresa – nella pratica cinegetica degli antichi, tecniche e modalità identiche o simili a quelle attuali, pur a distanza di tanti secoli.
Dal mondo greco-romano ci sono pervenute, in prosa e in versi, e sotto forma di trattati tecnici specialistici a scopo didascalico, opere dedicate specificamente all’arte della caccia, composte tra l’inizio del IV secolo a.C. e il III secolo d.C.
Antonio Sestili propone qui la traduzione – con testo latino a fronte – del Cinegetico di Grazio Falisco (I a.C.), di cui sopravvivono 550 esametri e che è a tutt’oggi il più antico trattato sulla caccia in lingua latina a noi pervenuto.

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