F.GRASSO - Evoluzioni linguistiche del greco volgare tra i secoli XII e XV: l’esempio del Διγενής Ακρίτης e dell’Απόκοπος

Riferimento: 978-88-534-4151-5

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Università degli Studi di Catania-Dipartimento di Scienze Umanistiche

Tesi di Laurea Magistrale in Filologia Classica

Anno accademico 2016-2017

Relatore Chiar.ma Prof.ssa CATERINA PAPATHEU

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Il lavoro prende in esame le diverse evoluzioni linguistiche che contraddistinguono la lingua greca parlata in opposizione al registro letterario della lingua scritta. Esse, pur affondando le loro radici nella koinè di età ellenistica e imperiale - come è noto grazie alle forme linguistiche già attestate nei papiri di età tolemaica - si ritrovano per la prima volta in testi letterari nel XII secolo, allorché fa il suo debutto la letteratura greca in lingua volgare. Il periodo fra XII e XV secolo vede, inoltre, svilupparsi, come base delle opere letterarie che fanno uso del greco parlato, una lingua fondata largamente sul cosiddetto volgare comune, con scarsi apporti dialettali, che invece contraddistingueranno la fase successiva, rappresentata soprattutto dalle opere della Rinascenza cretese, tra la fine del secolo XVI e il XVII.

Il nucleo del lavoro è costituito dall’analisi linguistica di passi scelti del Διγενής Ακρίτης, poema epico del XII secolo (si è scelta la versione dell’Escorial) e dell’Απόκοπος, poemetto di carattere satirico scritto nella Creta veneziana del XV secolo da un autore, Berghadhìs, di cui conosciamo soltanto il nome e che probabilmente appartenne a una famiglia veneto-cretese. Le due opere letterarie sono assunte come exempla dell’uso linguistico nella letteratura in volgare nel periodo preso in esame.


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